Pordenone ….. tra un fiume e l’altro

Pordenone… tra un fiume e l’altro

Arrivando dall’Austria, si lascia l’autostrada ad Osoppo e si percorre la vecchia strada statale sulla sinistra Tagliamento fino a San Daniele e poi ancora giù fino a Dignano, qui svoltando a destra si arriva ad un ponte. Specialmente verso l’ora del tramonto merita fermarsi un attimo: la vista sul fiume è notevole, con il suo letto maestoso e l’estensione della flora riparia (cioè la vegetazione spontanea che si sviluppa intorno a fiumi, torrenti e ruscelli). Il ponte di Dignano (o meglio Dignano-Spilimbergo) ha compiuto quest’anno, il 15 agosto, i suoi 100 anni e resta una delle infrastrutture più importanti della regione. Attraversato il ponte si passa “di là dall’acqua” (in friulano di là da l’aghe) e ci accoglie il cartello di “Benvenuti nella provincia di Pordenone”. Eh sì perché in lingua friulana c’è un di qua e un di là dall’acqua, con i quali termini si indica la riva sinistra del Tagliamento, provincia di Udine e la riva destra, provincia di Pordenone. In realtà dal 2017 l’ente amministrativo “provincia” non esiste più… ma si sa, le abitudini sono dure a morire. Quindi continuiamo a chiamarla così. 

La provincia di Pordenone è la più giovane del Friuli, infatti è stata istituita solo nel dopo-guerra, nel 1968, per distacco dalla provincia di Udine e si estende dalla riva destra del Tagliamento alla sorgente del fiume Livenza (Polcenigo e Sacile). Quest’ultimo, un fiume di pianura ricco di acqua e vegetazione, nasce da sorgenti carsiche alle falde del Monte Cavallo, si arricchisce delle acque del suo principale affluente di sinistra, il Meduna e segna il confine tra le province di Pordenone e Treviso. Anticamente era considerato il con-fine tra Repubblica di Venezia e il Friuli storico. Per quanto riguarda il Tagliamento vi era anche una strada chiamata “via di Destra Taglia-mento” o anche “via Germanica” che collegava Concordia con il Norico: superata Concordia correva parallela alla riva destra del Taglia-mento e toccava i paesi di Sesto al Reghena, Bagnarola, Savorgnano, San vito al Taglia-mento, Prodolone, San Giovanni di Casarsa e Lestans; da qui proseguiva verso Valeriano e Pinzano, dove attraversava il Tagliamento per arrivare a Ragogna, Osoppo e Gemona. 

Ma andiamo con ordine: Pordenone, il capoluogo della provincia. 

Ancora una volta al centro di tutto vi è un fiume: il Noncello. Portus Naonis era infatti il nome latino citato per la prima volta nel 1204 nel Diario di Viaggio di Wolger di Passau, futuro Patriarca di Aquileia. Qui chiaramente non si parla dell’odierna città, ma di un territorio di circa 200 metri quadrati che comprendeva i paesi di Cordenons, Vallenoncello, Torre, Fiume Veneto, San Quirino ed altri. Tra il 1000 ed il 1200 il piccolo territorio è ambito dal Patriarcato di Aquileia, dai Conti di Gorizia, dalla Marca Tre-vigiana. Diventa dominio dei signori di Carinzia, passa poi a quelli di Stiria (1269) e, nel 1276, diventa finalmente possesso degli Asburgo d’Austria. Nel corso del XIII secolo si costruiscono anche i primi importanti e significativi edifici ancora esistenti: il Duomo con il Campanile e il Palazzo del Comune, pro-tetti da una prima cerchia di mura. La città diviene punto di transito di una via che colle-gava i territori veneziani (tramite i fiumi Livenza, Meduna e Noncello) con le regioni transalpine del Nord (attraverso i centri di Cordenons, Spi-limbergo, Gemona, Pontebba). Rimane proprietà dell’Austria sino al 1508 e nel 1537 passa definitivamente sotto il dominio diretto di Venezia. Il 1500 è il secolo d’oro per la città dal punto di vista culturale e vengono costruiti o ampliati i maggiori palazzi del centro storico tutt’ora esistenti (per esempio palazzo Montereale Man-tica, oggi sede della Camera di Commercio e palazzo Ricchieri, sede del Museo Civico d’Arte). Il periodo successivo invece vede il successo dello spirito imprenditoriale: mulini e fabbriche. Le attività produttive vanno dai metalli alla lana e alla carta e rappresentano l’inizio di quel processo che porterà all’indu-strializzazione del territorio nell’Ottocento. Fino al 1797 Pordenone rimane con il resto del Friuli alla Repubblica di Venezia, nel 1815 passa al Regno Lombardo Veneto ed in-fine nel 1866 diviene parte del Regno d’Italia. 

La città nel frattempo ha visto un vero e proprio decollo industriale nei settori del tessile, della ceramica e della carta, grazie anche all’ampia disponibilità di acqua per la produzione di energia elettrica, utilizzata a Pordenone già dal 1888. Di particolare importanza il Cotonificio Veneziano, la fabbrica di ceramiche artigianali Galvani e poi natu-ralmente la fabbrica di elettrodomestici Zanussi fondata nel 1916 da Antonio Zanussi e venduta al gruppo Electrolux nel 1996. 

Dopo aver fatto un giretto nell’accogliente centro cittadino: passeggiata sotto i portici, una visita al Duomo per vedere il dipinto di Antonio de Sacchis detto il Pordenone, “La Madonna della Misericordia col Bambino”, una breve tappa in pasticceria o in uno dei numerosi “baretti” di Corso Vittorio per uno spritz (a seconda dell’orario), possiamo cambiare scenario e spostarci verso Polcenigo. Siamo nella Pedemontana a nord di Pordenone. Si tratta di un piccolo paese medievale inserito nel-l’elenco dei Borghi più Belli d’Italia. Polcenigo è un borgo medioevale che prende forma da un castello, o meglio da una villa vene-ta che sorge dove anticamente si trovava il castrum, di cui si hanno notizie fin dal 963, periodo in cui dominavano gli Ottoni. La villa veneta è stata costruita nella seconda metà del 1700 e meno di cento anni dopo abbandonata. Da pochi anni è iniziato il recupero dell’edificio con la pulizia della scalinata di 366 scalini che collega il castello al villaggio sottostante. Da quassù potrete ammirare uno splendido pano-rama sia su Polcenigo che sui paesi circostanti della pedemontana. Ma prima di andare al castello non si può non passare per la sorgente del Gorgazzo. Il tema dell’acqua non può proprio mancare! Situata poco fuori Polcenigo (a circa un chilometro) è un luogo veramente fatato: si tratta di una sorgente carsica a sifone: è la seconda più profonda in Europa. Il gorc, ovvero l’abisso, è il più profondo finora mai esplorato dall’uomo: l’ultimo record d’esplorazione è di -222 metri. Giunti a destina-zione vi consiglio di isolarvi da quello che vi circonda e concentrarvi sulle splendide tonalità dell’acqua: i vostri occhi si perderanno nei rifles-si color smeraldo e turchese che contrastano con le rocce e la vegetazione che la circondano. In località Santissima potrete passeggiare fa-cendo un percorso ad anello e costeggiando i primi tratti del Livenza. Questa sorgente carsica si presenta fin dall’origine come un fiume: le risorgive sono un susseguirsi di tante polle e l’acqua che fuoriesce è molta e perenne. Il corso del Livenza – molto placido e circondato da una natura lussureggiante – venne sbarrato e deviato per dare acqua ai cotonifici di Por-denone. Presso le sorgenti vi sono anche il Santuario della Santissima Trinità di fine ‘500 inizio ‘600. 

Un’altra caratteristica distintiva del territorio della Provincia di Pordenone sono i Magredi, detti la steppa pordenonese. I Magredi sono un’area della pianura friulana occidentale tra Montereale Valcellina e Cordenons che si trova nel punto in cui le acque dei torrenti Meduna e Cellina sprofondano nella falda acquifera. Il nome deriva dal friulano locale “terra magra” cioè arida e povera d’acqua per la presenza dei sassi (in friulano clàps), anche se il Friuli Venezia Giulia è la regione più piovosa d’Italia. In estate i prati aridi dei magredi ap-paiono brulli e bruciati dal Sole. Il paesaggio è simile ad alcune lande desolate del meridione o alle steppe continentali dell’Europa orientale. Le acque riemergono poi nella zona delle risorgive: particolarmente bella la zona delle Risorgive di Venchiaruzzo (dalla parola del friulano occidentale “vincjâr” che significa “salice”). 

Infine ci spostiamo nella bassa pianura veneto-friulana perché un cenno lo merita sicuramente il piccolo Borgo di Sesto al Reghena (anche in questo caso il Reghena è un fiume) con la sua Abbazia di Santa Maria in Silvis. Si tratta di un’antica abbazia benedettina fondata nella prima metà dell’VIII secolo. Dell’antica Abbazia di Sesto al Reghena, oggi si può osservare la torre d’ingresso risalente alla fine del ‘400, la basilica, la residenza dell’abate (oggi Municipio), la cancelleria abbaziale e la canonica. Da qui, per sgranchirsi le gambe, si può prendere la bicicletta per seguire una serie di itinerari tra arte e ambiente: laghetti, fiumi, antiche pievi, luoghi letterari. Come la fontana di Venchia-redo: Si tratta di uno dei luoghi più importanti per la storia della letteratura del Friuli Venezia Giulia. Lo scrittore Ippolito Nievo ha ambien-tato proprio in questo paesaggio campestre alcune pagine del suo libro più famoso, Le confessioni d’un italiano. Se vi piacciono i giri in bicicletta o le lunghe passeggiate, l’esperienza “letteraria” può continuare con gli itinerari pasoliniani che partono da Casarsa. Non distante, infatti, il piccolo borgo di Versuta (con la bella chiesa di Sant’Antonio Abate) testimonia l’esperienza di Pasolini durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale: qui è nata l’Academiuta di Lenga furlana, quasi un salotto letterario a cui partecipano Pasolini e vari amici che si propongono di valorizzare la lingua friulana per darle dignità letteraria. – La chiesa di Versuta, la vicina roggia Versa e la campagna circostante sono stati rievocati e celebrati da Pier Paolo Pasolini nelle sue Poesie a Casarsa. 

Dott. Silvia BIAZZO 

Per chi vuole leggere di più „sulle acque e i sassi“ di questa zona consigliamo il libro di 

Adriano DEL FABBRO: DI ACQUA DI SASSI (il Tagliamento) 

che potete trovare nella biblioteca della DANTE